AVARIZIA

Oggi parliamo di avarizia, uno dei sette peccati capitali.

Si tratta di un sentimento che difficilmente viene giustificato da qualcuno. Capiamo l’ira che è nobile, appartiene agli eroi come Achille, Orlando ma l’avarizia è impersonata da personaggi meschini, vecchi ingobbiti, soli e ridicoli.

L’avarizia non è avidità. L’avido desidera le cose degli altri e quando le ottiene spesso non gli interessano neanche più. L’avaro ha il timore di perdere quello che già ha. Anche la più piccola perdita lo porterebbe dritto alla catastrofe, alla miseria. Nulla vieta che entrambe le caratteristiche alberghino nella stessa persona ma non è necessario. Nell’avidità possiamo vedere forza vitale, mentre nell’avarizia c’è assenza di vita. L’avaro si accontenta di vivere con poco, mangia poco, rinuncia ad ogni comodità. Alla fine vive poco.

L’avarizia è paura di non avere abbastanza, l’avaro ha una visione distorta della realtà: pur avendo tanto pensa di non avere quasi nulla.

E non riguarda soltanto i beni materiali c’è soprattutto l’avarizia di sé, del proprio tempo che scorre e non tornerà mai più, delle proprie energie che sono limitate.

C’è di fondo un’incapacità a dire di no, di contrattare, di dire semplicemente ciò che si è in grado di fare e ciò che non si può:

O do anche il sangue o non do niente. Così mi sottraggo,  in modo che nessuno neanche proverà a chiedermi qualcosa  e non avrò bisogno di rifiutare.

Scelgo la solitudine per non essere fagocitato, perché non sono capace di mettere dei confini tra me e il mondo”.

Possiamo superare questo circuito di sofferenza, cominciare a capire che si può dare senza annullarsi completamente. Possiamo imparare a mettere dei limiti.

Imparare a dire con chiarezza quali sono le nostre legittime motivazioni senza imbarazzo. Il problema principale però è essere consapevoli di quali siano i nostri bisogni. Se non ne siamo consapevoli non possiamo comunicarli agli altri. Possiamo diventare consapevoli della povertà della nostra vita, del costo delle rinunce, del peso della solitudine.

Possiamo imparare a chiedere, in modo che il dare e l’avere siano parte di un flusso circolare. Perché se si possono accumulare i beni materiali non possiamo accumulare energia o tempo.

 

 

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